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mercoledì 26 aprile 2017

Sartù di riso bianco sciué sciué




Gli impegni dell'ultimo momento a volte offuscano la mente. 
Confesso che avevo già annunciato il mio "passo". 
Poi una sorpresa, davvero inaspettata. 
Ed eccomi a pubblicare, all'ultimo minuto, il mio sartù!

Grazie a Marina che l'ha proposto, dandone un'interpretazione a dir poco magistrale.

Certo, è semplice. Il tempo di uscire a cercare altri ingredienti non lo avevo. 
Ma sono riuscita ad immaginare qualcosa con ciò che c'era in casa.
Sciué sciué, come questo piccolo timballo che timidamente partecipa all'MTC n. 65 :)


Sartù di riso bianco sciué sciué

(per uno stampo cilindrico di 15 cm di diametro e 10 cm di altezza,
dosi per 4 - 6 persone)

Per il riso

340 g di riso Arborio
75 g di burro
750 ml d'acqua fredda
sale e pepe q.b.
35 g di Grana Padano grattugiato
35 g di cacioricotta grattugiato
3 uova intere di media grandezza

In una grande pentola mettere il riso (non sciacquato!), l'acqua, il burro e un pizzico di sale. Coprire e cuocere a fiamma bassissima per 15 minuti. Allontanare dal fuoco e lasciare raffreddare. Una volta freddo, unire al riso i formaggi grattugiati e le uova, una per volta. Aggiustare di sale e pepe e tenere da parte.


Per le polpettine

200 g di carne di manzo tritata
60 g di pane bianco
50 60 g di latte
un piccolo mazzetto di prezzemolo fresco
1 cucchiaio di pangrattato
1 tuorlo d'uovo
sale e pepe nero q.b.
farina q.b.
olio di semi d'arachide per friggere

Ammollare il pane nel latte. Unire la carne, il tuorlo, il pangrattato, il prezzetolo spezzettato, sale e pepe a gusto.
Impastare il tutto e formare col composto delle polpettine dal diametro di 1 cm circa. Infarinarle leggermente e friggerle per immersione nell'olio caldo, poche per volta. Scolarle su carta assorbente e tenere da parte.


Per il ripieno

300 g di carote
1 piccolo porro (anche la parte verde)
30 g di funghi porcini secchi
250 g di acqua calda
30 g di pinoli
40 g di prosciutto crudo
120 g di provola fresca affumicata
4 cucchiaio di olio evo
sale e pepe q.b.
1 mestolino di besciamella ai funghi (vedi sotto)

Pelare le carote e tagliarle a cubettini.
Eliminare dal porro le radici, la prima sfoglia e la parte verde troppo dura per essere utilizzata. Tagliare il resto a rondelle sottili.
Mettere in ammollo i funghi nell'acqua calda e coprirli.
In un tegame a fondo spesso mette l'olio, le carote e il porro, coprire e lasciare cuocere a fiamma bassissima finché le carote saranno morbide e il porro trasparente. Aggiungere alle verdure il prosciutto a listarelle, i funghi scolati dall'acqua di ammollo (che avremo messo da parte, ben filtrata!), e i pinoli. Alzare la fiamma, saltare il tutto per un paio di minuti e allontanare dal fuoco. Lasciare raffreddare. Aggiungere il mestolino di besciamella.
Tagliare la provola a cubetti.


Per la besciamella profumata ai porcini

l'acqua di ammollo dei funghi (ben filtrata!)
latte q.b. per arrivare a 600 ml di liquidi totali
30 g di farina 00 
60 g di burro
1 cucchiaino di noce moscata grattugiata
sale e pepe q.b.

Mettere a scaldare l'acqua dei funghi col latte, la noce moscata e un cucchiaino scarso di sale. In un altro pentolino fare il roux con il burro e la farina. Aggiungere i liquidi caldi man mano, girando con una frusta, fino ad ottenere un composto liquido e omogeneo. Portare ad ebollizione senza mai smettere di mescolare. Allontanare dal fuoco e lasciare raffreddare.


Per comporre

burro q.b.
pangrattato q.b.
una ciotola d'acqua per bagnarsi le mani

Imburrare per bene lo stampo e spolverizzarlo col pangrattato.
Bagnarsi le mani e formare uno strato di riso sul fondo e sui bordi dello spessore di circa 1 cm.
Inserire nella cavità formata metà del ripieno, 1 terzo delle polpettine e metà della provola a cubetti.
Compattare bene e formare un secondo strato, sempre di circa 1 cm di spessore, sempre con le mani bagnate. inserire l'altra metà del ripieno e della provola e un altro tezo di polpettine. Formare l'ultimo strato di riso.
Infornare a 150° in modalità ventilata per circa 40 minuti o comunque fino a doratura. 
Sfornare, lasciare intiepidire e sformare su un piatto da portata.
Servire a fette accompagnato dalla besciamella calda.


giovedì 23 marzo 2017

Terrina di manzo al pepe verde



Che questa sfida mi abbia fatto paura? VERO.
Che mi stia piacendo dall'inizio alla fine? VERISSIMO
E... che sia stata fonte e motivo di mille pasticci? BEH, QUESTO MI PARE EVIDENTE!

Forse è meglio ritornare al principio.
Il pollo fritto l'ho evitato, è una cosa che proprio non riesco a mangiare! Non me ne voglia nessuno, ma non ce la faccio.
Ma ho seguito e partecipato con immenso piacere al tema del mese con gli Hush Puppies.

Ma ecco, a volte ritornano.
E con Giuliana, alias La Gallina Vintage, a dirigere l'orchestra non potevo proprio tirarmi indietro. Sono troppi anni che la seguo. E troppe le sue ricette sperimentate apprezzatissime da chiunque abbia fatto da cavia.
Perciò, apprendere il tema della sfida e l'obbligo d'uso dell'omonimo contenitore mi ha atterrita.
Non posso comprare nuove caccavelle quando sono senza fissa dimora. E di certo non le lascerei a mia madre, che non saprebbe cosa farsene. La verità è che la povera terrina finirebbe in balia dei piccoli di casa in un battibaleno, e da lì dritta nell'immondizia a pezzettini!

Quindi, terrina in crosta.
Fino a due giorni fa di spigola di mare e gamberi locali. Esco a comprare la panna fresca per la mousseline e la vedo. Mi sorride. Proprio lei, la Granny Smith. E in un attimo sono di nuovo a casa a preparare tutt'altro. Pazienza. Per le cose ci vuole amore. Bisogna ascoltarsi e dare il via alle danze senza indugio. Forse era solo quello che ci voleva.

In questo periodo così confuso della mia vita, in cui vado in cerca alla cieca del principio dell'arcobaleno inseguita da folletti dispettosi. meglio di così non sono proprio riuscita a fare. 
Certo, l'ho fatta crepare in superficie. 
Ho litigato inutilmente con la gelatina e l'imbuto.
Ho dimenticato lo spicchio d'aglio nei funghi (meno male che era piccolissimo...) e l'ho allegramente impastato col resto.


Ho pure realizzato che non avevo un piatto da portata dimensionalmente adatto a Sua Maestà mentre la sformavo, rischiando  il patatrac.
Ma eccomi qui a scrivere. Felice del fatto che almeno è davvero buona.
Forse un giorno o l'altro ci riproverò con più lucidità.
Intanto guardo i capolavori dei miei compagni ad occhi sgranati e invio un grande GRAZIE  Giuliana e al suo blog dal nome meraviglioso per avermi costretta a provare.

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Terrina in crosta di manzo al pepe verde

(per uno stampo da plumcake da 32 cm)


Per la crosta

500 g di farina 00
125 g di strutto
un uovo grande
150 ml di acqua
8 g di sale 
30 g di zucchero semolato
due cucchini di timo ecciccato
2 cucchini di pepe verde macinato
1/2 cucchiaino di pepe nero macinato


Ho messo in planetaria farina, sale, zucchero, spezie e strutto. Ho iniziato ad impastare a bassa velocità. Ho unito l'uovo e poi l'acqua fredda a filo. Ho completato rapidamente la lavorazione a mano, avvolto la palla in pellicola alimentare e messo il tutto in frigo.


Per la farcia
La farcia si compone di tre elementi:
- la base di carne macinata
- le mele caramellate al whisky
- i funghi alla stout

Per la base di carne macinata

650 g di carne di manzo magrissima macinata
150 g di carne suina magrissima macinata
300g di patate a pasta gialla
8 - 10 g di sale fino
2 cucchiaini di noce moscata
due uova medie
3 cucchiai di pepe verse in grani
1 cucchiaino di pepe nero macinato
2 cucchiai di erba cipollina fresca finemente tritata
1 spicchio d'aglio spemuto a crudo
75 g di yogurt greco bianco intero
1 cucchiaio di pan grattato
2 cucchiai di whisky single malt a scelta

Per prima cosa ho lessato le patate con la buccia. Una volta cotte le ho passate allo schiacciapatate. In una grossa scodella ho riunito insieme tutti gli ingredienti, impastato bene, coperto con un panno e lasciato da parte.


Per le mele caramellate

20 g di burro non salato
un cucchiaio d'olio evo
un cipollotto fresco con le sue foglie
1 grossa mela Granny Smith (circa 300 g)
20 g di cranberries
2 cucchiai di zucchero di canna
50 ml di whisky single malt a scelta
un cucchiaino di timo essiccato
un cucchiaino di pepe verde macinato
un cucchiaio scarso di pan grattato

Ho sbucciato e affettato abbastanza sottilmente la mela. Ho fatto la stessa cosa col cipollotto, gambo e foglie compresi. In un tegame ho messo a scaldare in burro con l'olio e il pepe, ho unito le fettine di mela, il timo e i cranberries rigirando per qualche minuto a fiamma vivace. A questo punto ho aggiunto lo zucchero e dopo un paio di minuti sfumato il tutto col whisky, portato a cottura la mela molto al dente e spento il fornello, aggiungendo anche un cucchiaio di pan grattato. Ho lasciato raffreddare.



Per i Cremini alla birra Stout

500 g di funghi cremini
1 piccoli spicchi d'aglio
150 ml di birra Stout (Guinness, Murphy o altra a scelta)
un pizzico di sale
15 g di burro non salato
un cucchio di olio evo

Ho mondato e affettato i funghi sottilmente. Ho messo a scaldare in un wok il burro con l'olio e lo spicchio d'aglio. Ho aggiunto i funghi e rigirato a fiamma vivace per qualche minuto. Ho alzato la fiamma al massimo e sfumato con la guinness. Verso fine cottura ho aggiunto il sale. Ho spento la fiamma e lasciato raffreddare.

Una volta freddi, ho unito i funghi alla base di carne macinata e messo da parte.


Per comporre

300 g di bacon
250 ml di birra Stout
100 g di zucchero di canna
6 g di gelatina in fogli
1 tuorlo medio
1 cucchiaio di latte

A questo punto ho ripreso la pasta per la crosta dal frigo.
Ho imburrato lo stampo, foderato il fondo e i lati minori con una striscia di carta da forno e infarinato il tutto. Ho steso 3/5 della pasta su una spianatoia leggermente infarinata, fino a raggiungere uno spessore di circa 4 mm. Con questo rettangolo di pasta ho foderato il fondo e i lati dello stampo, lasciando debordare l'impasto di circa 2 cm tutt'attorno.
Ho fatto una seconda fodera con il bacon, facendo attenzione a lasciarne debordare a sufficienza per richiudere la terrina una volta pronta.
Ho fatto un primo strato di farcia col composto di carne e funghi. Ho pressato ben bene.
Ho inserito il composto di mele con delicatezza, premendo leggermente con le dita . Infine ho fatto un secondo strato con carne e funghi rimasti e compattato benissimo, richiuso il tutto con le fette di bacon e compattato ancora.
Ho messo la terrina da parte e ho acceso il forno (il mio è a gas con sola funzione ventilata) a 160°C.
Ho steso metà della pasta rimasta a formare un rettangolo sufficientemente grande per fare da coperchio alla mia terrina, posizionatolo su di essa e pareggiato i bordi con un coltello a lama liscia, sigillandoli bene con l'aiuto dei rebbi di una forchetta.
Con la pasta rimasta ho realizzato qualche decorazione (cordoncini e trifogli)
Con un coppapasta di 3 cm di diametro ho praticato un foro al centro della terrina, eliminando la pasta e lasciando il coppapasta inserito a mo' di camino.
Infine ho spennellato tutta la superficie con il tuorlo e latte e posto a cuocere nella parte bassa del forno per 30 minuti, trascorsi i quali ho abbassato la temperatura a 130°C e lasciato cuocere per altri 45-50 minuti.
Infine ho sfornato la terrina ed eliminato il liquido in eccesso formatosi all'interno inclinandola con delicatezza e tamponando la superficie rimasta umida con della carta assorbente.
Ho lasciato intiepidire la terrina.
Infine ho preparato la gelatina di stout.
Ho riscaldato a fiamma bassa birra e zucchero mescolando di continuo fino al suo completo scioglimento. Intanto ho ammollato i fogli di colla di pesce in acqua ghiacciata. Quando la temperatura del composto di birra e zucchero ha raggiunto i 60°C ho unito i fogli di colla di pesce ben strizzati e tamponati con carta assorbente. Infine, con l'aiuto di un piccolo imbuto, ho versato la gelatina attraverso il foro praticato sulla superficie della terrina finché se ne è presa.

Ho lasciato quindi riposare la terrina per 24 ore in luogo fresco.

Un paio d'ore prima di servirla ho preparato le salse d'accompagnamento.


Per la maionese allo yogurt

60 g di maionese
60 g di yogurt greco bianco intero
30 g di latte 
1 cucchiaio di aceto balsamico
1 cucchiaio di pepe verde macinato
1 cucchiaio di erba cipollina fresca finemente tritata

Ho preparato la maionese secondo la mia ricetta abituale che potete trovare qui.
Ne ho prelevati 60 g e unito tutti gli ingredienti in una boule, amalgamando bene con una frusta a mano. Ho trasferito la salsa in un barattolo ermetico e messo a riposare in frigo fino all'utilizzo.


Per la salsa di birra Sout e cranberries
(da una variazione della mia salsa alla Guinness)

100 ml di birra Guinness (o altra Stout)
2 cucchiai di salsa barbecue 
1 cucchiaio di ketchup
50 ml di soft brown sugar 
12 gocce di tabasco classico
1/2 cucchiaino pepe nero macinato al momento
10 g di cranberries essiccati

Ho messo tutti  gli ingredienti in un pentolino e portato il tutto ad ebollizione. Ho abbassato la fiamma al minimo e lasciato sobollire per 15 minuti esatti fino ad ottenere un composto sciropposo. Ho travasato la salsa in un barattolo sterile e lasciato raffreddare senza coperchio. Infine ho chiuso il barattolo e trasferito la salsa in frigo.



Ho servito la terrina a temperatura ambiente dopo due giorni di riposo, accompagnata dalle salse e da un'insalatina mista di radicchio, indivia e lattuga condita con una vinagrette all'aceto balsamico e gherigli di noci.

giovedì 26 gennaio 2017

Macarons lampone - cioccolato bianco e zafferano - arancia - rum per l'MTC n.62!!!



Ah, i macarons!!! Per me sono il viaggio in Francia con Anto, e quella piazza di Clermont - Ferrand, Place de Jaude, dove li ho visti ed assaggiati la prima volta, nella pasticceria Le Lautrec

Quei colori! 


E quel sapore di gelatina di lamponi...io ADORO i lamponi. Solo che dalle mie parti non se ne trovano mai. Capiterà un paio di volte all'anno. Come la settimana scorsa. Ecco perché dovevano essere banane e mirtilli e poi son diventati arance e lamponi. Con il rum. E, soprattutto lo zafferano.


il macaronage dei rosa
Tornando ai malefici pasticcini colorati, non so quante volte ci ho provato a farli. E, a dire il vero, per molto tempo mi son venuti perfetti...finché non ho perso il mio vecchio forno e sono tornata a pasticciare da mia madre, in attesa di capire quale sarà la mia prossima destinazione con più di tre - quattro mesi di sosta stabile ;)
Mi spiego. Nel forno di mia madre non si riesce neanche a fare le meringhe, in nessun modo, bruciano anche a 120°C (il minimo) e con lo sportello aperto per metà!

i rosa prima del croutage

Inutile dirlo, in questo maxi mostro a gas ventilatissimo i macarons proprio non venivano. 

Perciò, quando Ilaria di Soffici, la donna del tiramisù più straordinario della blogosfera, ha lanciato la sfida, mi sono, per un attimo, immobilizzata! "...e ora cosa gli racconto?", mi son chiesta. Poi, ecco, ho preso il coraggio a quattro mani e ci ho riprovato. Su tre teglie, dopo un macaronage che non credevo ai miei occhi guardando i bottoncini lì davanti a me, sono riuscita a salvarne poco meno di una. Il lato positivo, però, c'è: ho capito qual è il problema del maledetto elettrodomestico. SECCA TROPPO, ecco tutto. Così ho messo due teglie per proteggere le basi dall'eccesso di calore e altre due sovrapposte con un dito d'acqua bollente. Ho alzato la temperatura a 180° (corrispondenti, in realtà, ad almeno 220°) e ho cotto i dolcetti a sportello semiaperto. Ha funzionato. Collarino, modesto, vero. Ma macarons riusciti. Non perfetti, ma almeno accettabili. E da qui il tempo per completarli con le farciture immaginate non c'è stato. perciò vi accontenterete del fatto che sia riuscita a tingerli con successo con solo zafferano (quelli giallo pastello) e che le gelatine di lamponi e arance le abbia auto-prodotte. Fine della storia.

i rosa dopo il croutage

La ricetta utilizzata per i gusci è quella di Hermé, puntualmente spiegata e illustrata da Ilaria. Io ne ho fatto una sola dose per entrambi i gusti ottenendo in totale 74 cupolette. Ad essa io ho aggiunto mezza bustina di zafferano per i macarons gialli, e 12 gocce di colorante rosa in gel per quelli rosa. In entrambi i casi, il colore è stato aggiunto agli albumi liquidi da unire al TPT.

Per ogni gusto sono stati necessari:
27 g di albumi non montati
90 g di meringa all'italiana
150 g di TPT

la base dei gialli

Per le farciture ho utilizzato:
  • Ganache montata al cioccolato bianco (un classico a casa mia da anni)
  • Gelatina di lamponi homemade
  • Gelatina di arance e rum homemade

la ganache

Eccovi, quindi, le ricette!





Ganache montata al cioccolato bianco*
(Mercotte, Pinella)



100 g di panna fresca 
16 g di miele d'acacia oppure zucchero invertito
220 g di cioccolato bianco
250 di panna fresca fredda

Portare a bollore i 100 g di panna con il miele. Sciogliere (a microonde o a bagnomaria) il cioccolato bianco e versarci sopra la panna calda in tre volte creando un'emulsione liscissima. Versare in una sola volta i 250 g di panna fredda, rimescolare e riporre in frigo per almeno una notte. Al momento dell'uso montare con le fruste (senza esagerare, altrimenti si separa!)




Gelatina di lamponi homemade*
(La Cucina Italiana)

per 400 g ca. di gelatina 


250 g di panna fresca 
75 g di acqua
zucchero semolato q.b.

In un pentolino a fondo spesso cuocere i lamponi e 75 g di acqua finché la frutta si sarà spappolata (ci vorranno circa dieci - quindici minuti). Filtrare il composto con un colino, spremendo bene. Infine, spremere ciò che rimane con l'aiuto di un tovagliolo pulitissimo di cotone. Pesare il succo raccolto e metterlo a bollire in un pentolino nuovamente, insieme a pari peso di zucchero semolato, inserendo un termometro per alimenti all'interno. Quando la temperatura raggiunge i 105°C, spegnere la fiamma e versare la gelatina in un vasetto precedentemente lavato, asciugato e sterilizzato in microonde per 3 minuti alla massima potenza (o in acqua bollente per ca. 20 minuti). Chiudere bene e lasciare raffreddare capovolto al riparo dalla luce.



Gelatina di arance e rum*
(La Cucina Italiana)

per 400 g ca. di gelatina 



200 g di succo d'arancia filtrato (circa 4 arance bio)
la scorza grattuggiata di tutte arance bio spremute
100 g di rum scuro
300 g di zucchero semolato

In un pentolino a fondo spesso portare a bollore la scorza e il succo d'arancia, il rum e lo zucchero. Lasciar bollire per venti minuti, poi versare la gelatina in un vasetto precedentemente lavato, asciugato e sterilizzato in microonde per 3 minuti alla massima potenza (o in acqua bollente per ca. 20 minuti). Chiudere bene e lasciare raffreddare capovolto al riparo dalla luce.

Per comporre
Al momento di farcire, dopo aver montato la ganache, metterla in una sacca da pasticciere munita di beccuccio di circa 0,8-10 mm.
Porre anche le gelatine in due tasche separate, con beccuccio da 3-5 mm.

la farcitura

Farcire la metà di tutti i gusci con la ganache, lasciando un piccolo incavo centrale.
Per i macarons rosa, sprizzare nell'incavo un po' di gelatina di lamponi, per quelli gialli fare la stessa cosa con la gelatina d'arancia. Chiudere con i relativi restanti gusci, premendo le due metà l'una contro l'altra con estrema delicatezza. Porre i macarons su un piatto da portata, coprire con pellicola e riporre in frigorifero per un giorno intero prima di consumare.



mercoledì 25 maggio 2016

Cheesecake senza cottura alle pere, noci e Vin Santo


Eccomi qui, sul filo del rasoio, ad onorare il mio impegno mensile con la community dell'MTChallenge, tanto più che a lanciare la sfida per questo più che convulso mese di Maggio _ la n.57!!! _sono stati i bravissimi e carinissimi (si, dal vivo sono davvero super-troppo-carinissimi!) Annalù  e Fabio del blog Assaggi di viaggio. Protagonista della sfida il cheesecake, dolce e salato, cotto o meno. E ve lo dico senza remore: avrei voluto proporre tutte e tre le varianti possibili/consentite. Se solo ne avessi avuto tempo e opportunità. Ma non sempre le cose vanno come crediamo. E a maggior ragione dobbiamo essere contenti dei risultati che riusciamo a raggiungere, anche quando non li riteniamo esattamente in linea con le nostre aspettative. In questo caso ne è uscito un dolce semplicissimo, ma davvero BUONO. Ed ancora un'occasione per condividere attimi di vita con voi tutti :)


Cheesecake alle pere, noci e Vin Santo

(per uno stampo a cerniera di 20/22 cm)

Per le pere al Vin Santo
2 grosse pere Abate (circa 350-400 g al netto della pulizia)
30 g di burro salato
40 g di zucchero semolato
50 ml di Vin Santo
le zeste di un limone (a pezzi grossi)

Per la base
120 g di biscotti tipo Digestives
60 g di noci sgusciate
45 g di burro fuso
15 g di zucchero semolato
la punta di un cucchiaino di zenzero in polvere

Per il composto al formaggio
200 g di mascarpone
100 g di ricotta di mucca
130 g di formaggio cremoso tipo "Philadelphia"
250 ml di panna fresca
150 g di latte condensato zuccherato
8 g di gelatina in fogli (4 fogli)
le pere al Vin Santo

Per la copertura
1 grossa pera Abate (circa 150-200g al netto della pilizia)
10 g di burro
60 g di zucchero semolato
60 ml di Vin Santo
20 ml di limoncello
50 ml di acqua
1 g di gelatina in fogli (1/2 foglio)


Per prima cosa prepariamo le pere al Vin Santo. Mondiamo le pere e tagliamole a cubetti piccolini. Lasciamo fondere il burro in un'ampio tegame con la buccia del limone , aggiungiamo i cubetti di pera e lo zucchero, poi lasciamo adare per cinque minuti girando spesso. Sfumiamo con il Vin Santo e lasciamo cuocere a fuoco bassissimo finché la frutta non sarà tenera ma non sfaldata. Allontaniamo dalla fiamma e lasciamo raffreddare.
Foderiamo il fondo del nostro stampo a cerniera con un foglio di carta forno, incastrando quest' ultimo tra la base e il cerchio apribile.
Polverizziamo poi i biscotti con le noci (precedentemente tritate grossolanamente a coltello), lo zucchero e lo zenzero in polvere.Amalgamiamo quindi le polveri col burro fuso fino ad ottenere un composto simile a sabbia bagnata.
Trasferiamo questo composto nello stampo preparato precedentemente e pressiamo bene per ottenere una base compatta e uniforme, aiutandoci col dorso di un cucchiaio, col fondo di un bicchiere o con le mani.
Poniamo a consolidare in frigorifero e prepariamo la farcia.
Mettiamo ad ammollare i fogli di gelatina in acqua freddissima.
In una ciotola lavoriamo insieme con le fruste elettriche a media velocitàil mascarpone, la ricotta e il formaggio cremoso tipo "Philadelphia" con il latte condensato fino ad ottenere una crema liscia e omogenea.
In un'altra ciotola montiamo la panna lasciandone da parte tre cucchiai.
Strizziamo i fogli di colla di pesce, tamponiamoli con corta assorbente e sciogliamoli nei tre cucchiai di panna che avremo precedentemente leggermente riscaldato (non fatela bollire, mi raccomando, altrimenti la colla di pesce perderà il suo potere gelificante!).
Aggiungiamo al composto di panna e gelatina due cucchiaiate abbondanti di crema al formaggio e amalgamiamo perfettamente: questa operazione serve ad evitare la formazione di eventuali grumi nel  cheesecake dovuta allo shock termico che si verrebbe a creare nel momento in cui il nostro gelificante ancora tiepido entrasse a contatto col composto di formaggio freddo.
Uniamolo quindi alla crema di formaggi e amalgamiamo perfettamente.
Aggiungiamo alche la panna precedentemente montata con movimenti dall'alto verso il basso per non smontare il tutto. Infine amalgamiano le pere al Vin Santo ormai fredde.
Versiamo la farcia sulla base di biscotti e mettiamo a consolidare in frigo per almeno tre ore.
A questo punto possiamo preparare la copertura.
Mondiamo e tagliamo a cubettini la pera restante. Lasciamo fondere il burro e uniamo i cubettini di frutta. Aggiungiamo quindi lo zucchero e lasciamo caramellare leggermente. Sfumiamo con il Vin Santo e con il limocello, quindi uniamo l'acqua e facciamo andare a fuoco basso finchè tutti i liquidi saranno evaporati e le pere morbide.
Teniamo in caldo e lasciamo ammollare il mezzo foglio di colla di pesce in acqua ben fredda. 
Riduciamo il tutto in purea ancora bollente con l'aiuto di un frullatore a immersione e aggiungiamo la colla dipesce strizzata e tamponata mesolando energigamente per farla sciogliere completamente.
Riprendiamo il dolce dal frigo e versiamovi su il topping di pere. Rimettiamo a consolidare fino al momento di servire o almeno per un'ora.
Serviamo il cheesecake con una manciata di noci tritate.









 

sabato 23 aprile 2016

Irish Butter Petticoat Tails_from the Emerald Isle to the MTChallenge Community whith love!




Premessa

Prima di iniziare a leggere questo post è importante che sappiate che esso per me rappresenta un tributo d'amore. E come tale potrà sembrare eccessivo, ma, soprattutto, smodatamente lungo.Ho pensato che la sfida lanciata da Dani e Juri di Acqua&Menta fosse l'occasione ideale per parlarvi di un prodotto poco diffuso qui da noi in Italia, ma ricco di saperi, di credenze, di creatività. Ho pensato di parlarvi di burro irlandese e  della frolla sablée più semplice che esista, la 3:2:1 senza uova, lo SHORTBREAD.
Spero mi  scuserete se risulterò noiosa o, ancora una volta, ripetitiva...

In seconda battuta, l'aspetto del mio Shortbread :lo so che non ha proprio nulla di artistico ma, sapete, è stato realizzato nella cucina di un'ostello, con stampo una padella senza manico e cotto in un forno di cui è meglio tacere. Perciò, per favore, abbiate pazienza se è BRUTTINO. 

Terzo. Io non avevo né bilancia né cups. Perciò mi sono arrangiata col cucchiaio da zuppa, sperimentato per lungo tempo in passato anche su ricette complesse. Riporterò, quindi, anche questo tipo di misurazione.

E questo è il mio secondo contributo per l'MTC n.56!

 
 
Proprio quattro giorni fa avevo messo in ammollo l'ultima scatola di marrowfat peas reduce in dispensa.  Li desideravo tanto.
Li lascio lì tutta la notte, coperti dalla solita mezza pinta ( di Hoara's rubata in un pub) d'acqua bollente e le tavolette di bicarbonato accluse alla confezione.


Me ne vado a letto tranquilla e la mattina dopo li sciacquo per benino e li metto a fuoco stra-minimo con una pinta e mezzo di altra acqua bollente. Timer a venti minuti e via a finire quel lavoro che è urgente! Ma uno strano odore proveniente dalla cucina disturba i calcoli numerici in corso.
Dopo un primo momento attribuito alla suggestione, mi avvio a grandi passi verso l'altra parte della casa e...cosa vedo??? Dalla pentola sono fuoriuscite una manciata di bucce senza contenuto e un po' d'acqua di cottura, eppure il coperchio è ancora al suo posto e non sembrano esserci stati segni di "eruzione".


E' a quel punto che compare il Signor Latte Condensato, con sguardo accigliato e baffi più arruffati che mai. 
Mi pare di aver sentito dei piccoletti rotolare allegramente per le scale...che ne avessi perso qualcuno?  Poi nota le bucce vuote e Per tutti i folletti, se ne vanno anche in giro nudi, oltre a non avvertire!!!
Lo guardo dritto negli occhi e vedo la sua tristezza. Poi un'idea. Quei polpetti sono dei burloni, mi dico, che abbiano lasciato qualche indizio sulla fuga??
E ti recupero la scatola dalla pattumiera, alla ricerca di ispirazione. Ma certo! Guardo dentro e ci vedo un rotolino di carta quadrettata chiuso con un fiocco verde. 


Mmmmmm, caro Signor Latte Condensato, ho un presentimento. 
Quale, mia cara? 
Penso di sapere dove sono diretti. Così tiro fuori il messaggio, lo srotolo e...ecco, lo sapevo. 


Sapete cos'è quest'indirizzo?? E' l'ostello che per tanti mesi è stata la mia casa quando sono arrivata la prima volta in Irlanda e che mi ha dato la possibilità di mantenermi agli studi lavorandoci dentro. E' lì che ho conosciuto i piccoli Mushy Peas.

Ed ora che si fa? chiedo al mio amico, Si parte in missione per l' Isola di Smeraldo! 

Non so cosa sia passato per la mente dei miei minuscoli amici, né perché Mister Lattina provasse tanta frettolosa agitazione, ma io ho sentito che era arrivato il momento di tornare a casa.

Ed eccomi qui Mondo, oggi Mappete che buono! trasmette dalla Terra delle Fate e dei Folletti!...e dalla cucina di un'ostello ;)



IL MISTERO DEL BURRO  

C'erano due fratelli che avevano una piccola fattoria con caseificio. Erano onesti e industriosi, lavoravano sodo ma nonostante le loro fatiche riuscivano a mettere da parte appena il sufficiente per tenere insieme il corpo e l'anima.
Un giorno, mentre erano intenti alla preparazione del burro, il manico del pestello per la zangola si ruppe; poiché non si riusciva in alcun modo a ripararlo uno dei due fratelli staccò un ramo da un albero di sambuco che cresceva vicino alla casa e lo legò al pestello in guisa di manico. Quindi proseguirono con la lavorazione, ma con loro grande sorpresa il burro diventò così denso e abbondante che tutte le brocche della casa furono ben presto piene e ancora altro ne avanzava. Lo stesso successe anche nelle successive lavorazioni del burro. In tal modo i due fratelli divennero ricchi, potevano riempire il mercato con il loro burro e ancora ne restava per soddisfare ogni richiesta.
Alla fine, essendo uomini onesti e retti, cominciarono a temere che ci fosse qualche stregoneria in tutta la faccenda e che stessero facendo un torto agli altri allevatori con quello strano modo di estrarre il burro. Così decisero di recarsi da un esperto di magia, gli raccontarono tutta la storia e chiesero il suo consiglio.
"Sciocchi uomini,", disse l'esperto ai due fratelli "perché siete venuti da me? Così facendo avete rotto l'incantesimo, non avrete più le brocche stracolme di burro. La vostra fortuna se ne è andata, dal momento che avete voluto sapere la verità. Non stavate ingannando i vostri vicini; tutto ciò che facevate era giusto ed equo, vi dirò come è accaduto questo prodigio. Molto tempo fa le fate, mentre passavano attraverso la vostra terra, erano intente a darsi battaglia tra di loro e non avendo altre armi si gettavano addosso manciate di burro, che si andò a depositare in grandi quantità tra i rami di un albero di sambuco, perché era il periodo intorno al Primo Maggio, quando il burro è abbondante. Questo è il burro che avevate ricevuto in dono, perché l'albero di sambuco ha un potere sacro che è riuscito a preservarlo fino ad ora, e ve l'ha donato attraverso il ramo che avete utilizzato come manico dello strumento per girare il latte. Ma ora l'incantesimo è spezzato, perché avete portato alla luce il mistero, non avrete mai più burro dall'albero di sambuco".
I due fratelli tornarono a casa piuttosto tristi. Da quel giorno il burro tornò alle quantità normali, ma i due avevano accumulato talmente tanto denaro da essere soddisfatti. La loro fattoria era piena di provviste e le loro vite erano prospere, perché erano stati in grado di gestire onestamente tutta la faccenda, e la benedizione del Signore era su di loro.

Jane Wilde "Fiabe e Leggende d' Irlanda", 1887



Il burro è il grasso da cucina alla base dell'alimentazione di molti popoli.
Il latte e i suoi prodotti sono sempre stati parte fondamentale della dieta irlandese. 
Le mucche da latte avevano un significato speciale per gli irlandesi antichi: erano portatrici di nutrimento, ovvero di VITA e misura della ricchezza. Tant' è che la gran parte dei vitelli maschi, tranne quelli da riproduzione o per arare la terra, erano uccisi alla nascita, o comunque separati dalle mamme per garantire la disponibilità al consumo umano di quanto più latte possibile.
 
Nella letteratura irlandese antica i santi e i bambini di lignaggio nobile venivano battezzati nel latte. 
 
Parliamo di una società in cui non veniva ancora battuta moneta.
I beni e la reputazione di un Re o di un guerriero venivano misurati in base alle sue capacità e al suo coraggio nel rubare nei pascoli del suo nemico durante le razzie e la guerra. Il "creach" o razzia di bestiame era un fatto normale della vita quotidiana: rappresentava un'istituzione sociale, un atto di nobiltà che ci si aspettava dai re, dovere e privilegio di ogni guerriero.

Tutti gli uomini con uno scudo per difendersi e adeguati per una battaglia devono andare alla razzia (Táin Bó Cúalnge_La razzia di bestiame di Cooley).


Il burro irlandese si presentava, fino alla metà del secolo scorso, fortemente salato. Il sale incideva sulla conservazione di un prodotto tanto deperibile. Ma questo, ovviamente, non bastava.
Tra il III e il XIX secolo d.C. il burro è stato imballato in contenitori speciali e sepolto in torbiere. In assenza di conservanti artificiali o di refrigerazione, utilizzando le caratteristiche della torba  il burro fatto nella stagione estiva poteva essere conservato per la stagione invernale. Spesso, comunque, era rancido e veniva aromatizzato con aglio (il garlic bread non vi dice nulla??)


Uno degli aspetti più interessanti di tutta la storia è questo.
Intorno al 1720 vennero introdotte delle leggi in Irlanda per regolare il commercio del burro.
Alle città portuali venne richiesto di mantenere degli edifici in cui tutto il prodotto offerto per la vendita potesse essere pesato: le botti contenenti burro dovevano essere segnate o marchiate, in base al loro peso, sotto lo stretto controllo di funzionari pubblici.

A Cork i mercanti locali andarono addirittura oltre.
Nel 1769 istituirono il Mercato dl Burro, controllando quantità e tipologie di prodotto: con questa operazione introdussero un sistema unico di controllo di qualità che garantì al burro di Cork una buona reputazione a livello internazionale.
Era l'inizio del più grande mercato di burro del mondo. La capacità della popolazione locale consentì di imballare il prodotto in modo da poter farlo viaggiare in tutto il mondo e in tutti i climi. Tutte le botti venivano controllate prima della spedizione al produttore e venivano controllate nuovamente alla restituzione per verificare che l'imballaggio fosse adeguato. Gli ispettori controllavano le banchina del molo per verificare che non venissero spedite delle botti contraffatte. Per agevolare i viaggiatori dalle zone più lontane il Mercato del burro era aperto giorno e notte. Il mercato era suddiviso in quattro sezioni: A,B,C e D. Gli ispettori del mercato tiravano a sorte ogni mattina per decidere che sezione avrebbero controllato quel giorno. Ciò garantiva che nessun produttore o commerciante potesse sapere quale ispettore avrebbe controllato il loro burro.
In tal modo si evitava la corruzione.
Il Mercato del burro di Cork regolava anche il prezzo delle varie qualità di burro che passavano dal mercato. Gli acquirenti dovevano comprare diverse qualità di burro per garantire che anche le qualità più basse venissero vendute. Ogni mattina alle 11:00 il Comitato dei Mercanti dichiarava i prezzi per la giornata.

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo vennero introdotti nel processo di zangolatura dei macchinari mossi da animali o dall'acqua.

Alla fine del diciannovesimo secolo il cambiamento dei gusti, i mercati in declino e la nuova tecnologia danneggiarono gravemente l'importanza del Mercato del burro di Cork. I clienti stranieri, grazie alla refrigerazione, iniziarono a poter mangiare il burro fresco, la cosiddetta "butterine" olandese (una miscela di
margarina e burro), il burro mescolato e quello leggermente salato francese, che iniziarono a sostituire il burro molto salato irlandese nei mercati esteri.
Un imballaggio armonioso, più piccolo e dei pesi più esatti, un colore, una struttura e un sapore migliore vengono preferiti dai consumatori britannici. Il burro tradizionale di Cork nei 'firkin' di certo non poteva soddisfare tali caratteristiche, anche se gran parte del burro continentale dal 1870 in poi quasi sempre ci riuscì.
Il sistema del controllo di qualità rigoroso che rappresentò fin dall'inizio un punto di successo per il Mercato del burro di Cork divenne così un ostacolo al cambiamento. Nel 1884, quando il Comitato dei Mercanti venne sostituito da un Consiglio di Fiduciari, il mercato tradizionale del burro del Munster aveva già perso molto terreno rispetto ai mercati del burro fresco, che aumentavano sempre più nelle cittadine limitrofe.

I produttori che prima facevano il burro per venderlo ora erano invitati a portare il latte ai burrifici, dove venivano utilizzati dei nuovi processi di produzione del burro per soddisfare i gusti moderni.
Delle iniziative coraggiose da parte di persone come Horace Plunkett portarono alla creazione di burrifici organizzati in cooperative in tutto il Paese. Nel 1900 c'erano circa 190 burrifici di questo genere nell'intera Irlanda.
Il mercato di Cork chiuse le porte per l'ultima volta nel 1924.
E cosa hanno fatto a questo punto i nostri amici del Nord? Ebbene, sono passati al grado successivo.

Nei primi decenni del ventesimo secolo, si iniziarono a intravedere i segnali del futuro successo dell'industria casearia irlandese. La sua importanza nei confronti dello sviluppo economico dello Stato venne riconosciuta nella Legge sull' Istruzione universitaria del 1926: erano necessari dei professionisti esperti per garantire il suo futuro sviluppo e, per questo motivo, si considerò che un passo vitale in questo senso era la creazione di una struttura per la formazione di studiosi del settore caseario.
Venne perciò creata nello stesso anno una Facoltà di Scienze Casearie presso lo University College di Cork. In un Istituto apposito vennero costruiti laboratori, un burrificio sperimentale, una biblioteca e delle aule per le lezioni, per ospitare una nuova generazione di studiosi del settore caseario in Irlanda.
Il costo totale del progetto fu di 50.000 sterline. Vennero acquistate anche due aziende agricole.
Fin dall'inizio degli anni 30, i giovani uomini e donne che uscivano da questa Facoltà iniziarono a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo delle industrie casearie e di elaborazione alimentare dell'Irlanda. La Facoltà si è anche costruita una fama a livello internazionale per la sua ricerca.

A partire dal 1960 il prodotto caseario irlandese torna alla ribalta sul mercato europeo prima, mondiale poi.

Nel 1961 il governo irlandese crea l'Irish Dairy Board che, assieme all'agenzia pubblicitaria americana Benton & Bowles, crea la marca Kerrygold per il burro irlandese.

Con l'entrata nell'Unione Europea nel 1973, l'Irlanda, che aveva una grande produzione di latte ma una
popolazione relativamente piccola, poté esportare gran parte del suo burro a prezzi garantiti sovvenzionati dalla UE. Questo flusso di denaro consentì di modernizzare la società rurale dell'Irlanda.
A seguito di una pesante razionalizzazione avvenuta nel corso degli anni '80,  oggigiorno l'Irish Dairy Board commercializza il burro irlandese in tutto il mondo con il nome Kerrygold (che prende il nome della razza bovina autoctona irlandese Kerry sostituita, insieme all’altra razza tradizionale la Dexter, dalla recente Frisian).
(info tratte dal sito ufficiale del Cork Butter Museum _ http://www.corkbutter.museum/


Irish butter Petticoat Tails

(per uno shortbread di circa 22_24 cm di diametro)



12 cucchiai da zuppa colmi di farina 00 addizionata all'1% con bicarbonato,
ovvero 297 g di farina 00 + 3 g di bicarbonato di sodio

200 g di burro irlandese (81% di materia grassa)

4 cucchiai da zuppa colmi di zucchero a velo,
ovvero 100 g 


Preriscaldiamo il forno a 170°C in modalità statica ( o a 150°C in modalità ventilata).
Sabbiamo il burro  con la farina e lo zucchero a velo, lavorando rapidamente con la punta delle dita fino ad ottenere un composto granuloso.
Trasferire l'impasto su un foglio di carta forno e dargli una forma circolare, mantenendo uno spessore di circa 7-8 mm.
Pizzicare i bordi con la punta delle dita per creare la decorazione e suddividere il megabiscotto in otto spicchi con l'aiuto di un coltello a lama liscia. Praticare su ciancun spicchio dei fori con i rebbi di una forchetta e infornare su una placca o in una teglia per circa 30-35 minuti, o comunque finché i bordi saranno leggermente dorati ( deve rimanere molto chiaro!)
Sforniamo, ripassiamo con la lama del coltello lungo i tagli praticati precedentemente e lasciamo raffreddare completamente su una gratella prima di consumarlo.
Si conserva per almeno una settimana ben chiuso in una scatola di latta.



Note
  • Su questo blog c'è già un'altra ricetta di shortbread che funzionerà certamente meglio lavorando con prodotti italiani: infatti, non solo il burro irlandese è decisamente più saporito del nostro, ma anche la farina contiene percentuali più elevate di amido e una piccola parte di bicarbonato di sodio. Perciò regolatevi di conseguenza. 
  • Il burro irlandese è giallo. Questo dipende dall'alimentazione delle mucche, in questo caso più ricca di beta-carotene. Inoltre è morbido e uniforme al taglio, non si scheggia e non trasuda componenti acquose.


  • La storia dello shortbread non è proprio quella che ci si aspetterebbe. Ma se voleste leggerla, ecco, potrete trovarla proprio qui (!!!).