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sabato 23 aprile 2016

Irish Butter Petticoat Tails_from the Emerald Isle to the MTChallenge Community whith love!




Premessa

Prima di iniziare a leggere questo post è importante che sappiate che esso per me rappresenta un tributo d'amore. E come tale potrà sembrare eccessivo, ma, soprattutto, smodatamente lungo.Ho pensato che la sfida lanciata da Dani e Juri di Acqua&Menta fosse l'occasione ideale per parlarvi di un prodotto poco diffuso qui da noi in Italia, ma ricco di saperi, di credenze, di creatività. Ho pensato di parlarvi di burro irlandese e  della frolla sablée più semplice che esista, la 3:2:1 senza uova, lo SHORTBREAD.
Spero mi  scuserete se risulterò noiosa o, ancora una volta, ripetitiva...

In seconda battuta, l'aspetto del mio Shortbread :lo so che non ha proprio nulla di artistico ma, sapete, è stato realizzato nella cucina di un'ostello, con stampo una padella senza manico e cotto in un forno di cui è meglio tacere. Perciò, per favore, abbiate pazienza se è BRUTTINO. 

Terzo. Io non avevo né bilancia né cups. Perciò mi sono arrangiata col cucchiaio da zuppa, sperimentato per lungo tempo in passato anche su ricette complesse. Riporterò, quindi, anche questo tipo di misurazione.

E questo è il mio secondo contributo per l'MTC n.56!

 
 
Proprio quattro giorni fa avevo messo in ammollo l'ultima scatola di marrowfat peas reduce in dispensa.  Li desideravo tanto.
Li lascio lì tutta la notte, coperti dalla solita mezza pinta ( di Hoara's rubata in un pub) d'acqua bollente e le tavolette di bicarbonato accluse alla confezione.


Me ne vado a letto tranquilla e la mattina dopo li sciacquo per benino e li metto a fuoco stra-minimo con una pinta e mezzo di altra acqua bollente. Timer a venti minuti e via a finire quel lavoro che è urgente! Ma uno strano odore proveniente dalla cucina disturba i calcoli numerici in corso.
Dopo un primo momento attribuito alla suggestione, mi avvio a grandi passi verso l'altra parte della casa e...cosa vedo??? Dalla pentola sono fuoriuscite una manciata di bucce senza contenuto e un po' d'acqua di cottura, eppure il coperchio è ancora al suo posto e non sembrano esserci stati segni di "eruzione".


E' a quel punto che compare il Signor Latte Condensato, con sguardo accigliato e baffi più arruffati che mai. 
Mi pare di aver sentito dei piccoletti rotolare allegramente per le scale...che ne avessi perso qualcuno?  Poi nota le bucce vuote e Per tutti i folletti, se ne vanno anche in giro nudi, oltre a non avvertire!!!
Lo guardo dritto negli occhi e vedo la sua tristezza. Poi un'idea. Quei polpetti sono dei burloni, mi dico, che abbiano lasciato qualche indizio sulla fuga??
E ti recupero la scatola dalla pattumiera, alla ricerca di ispirazione. Ma certo! Guardo dentro e ci vedo un rotolino di carta quadrettata chiuso con un fiocco verde. 


Mmmmmm, caro Signor Latte Condensato, ho un presentimento. 
Quale, mia cara? 
Penso di sapere dove sono diretti. Così tiro fuori il messaggio, lo srotolo e...ecco, lo sapevo. 


Sapete cos'è quest'indirizzo?? E' l'ostello che per tanti mesi è stata la mia casa quando sono arrivata la prima volta in Irlanda e che mi ha dato la possibilità di mantenermi agli studi lavorandoci dentro. E' lì che ho conosciuto i piccoli Mushy Peas.

Ed ora che si fa? chiedo al mio amico, Si parte in missione per l' Isola di Smeraldo! 

Non so cosa sia passato per la mente dei miei minuscoli amici, né perché Mister Lattina provasse tanta frettolosa agitazione, ma io ho sentito che era arrivato il momento di tornare a casa.

Ed eccomi qui Mondo, oggi Mappete che buono! trasmette dalla Terra delle Fate e dei Folletti!...e dalla cucina di un'ostello ;)



IL MISTERO DEL BURRO  

C'erano due fratelli che avevano una piccola fattoria con caseificio. Erano onesti e industriosi, lavoravano sodo ma nonostante le loro fatiche riuscivano a mettere da parte appena il sufficiente per tenere insieme il corpo e l'anima.
Un giorno, mentre erano intenti alla preparazione del burro, il manico del pestello per la zangola si ruppe; poiché non si riusciva in alcun modo a ripararlo uno dei due fratelli staccò un ramo da un albero di sambuco che cresceva vicino alla casa e lo legò al pestello in guisa di manico. Quindi proseguirono con la lavorazione, ma con loro grande sorpresa il burro diventò così denso e abbondante che tutte le brocche della casa furono ben presto piene e ancora altro ne avanzava. Lo stesso successe anche nelle successive lavorazioni del burro. In tal modo i due fratelli divennero ricchi, potevano riempire il mercato con il loro burro e ancora ne restava per soddisfare ogni richiesta.
Alla fine, essendo uomini onesti e retti, cominciarono a temere che ci fosse qualche stregoneria in tutta la faccenda e che stessero facendo un torto agli altri allevatori con quello strano modo di estrarre il burro. Così decisero di recarsi da un esperto di magia, gli raccontarono tutta la storia e chiesero il suo consiglio.
"Sciocchi uomini,", disse l'esperto ai due fratelli "perché siete venuti da me? Così facendo avete rotto l'incantesimo, non avrete più le brocche stracolme di burro. La vostra fortuna se ne è andata, dal momento che avete voluto sapere la verità. Non stavate ingannando i vostri vicini; tutto ciò che facevate era giusto ed equo, vi dirò come è accaduto questo prodigio. Molto tempo fa le fate, mentre passavano attraverso la vostra terra, erano intente a darsi battaglia tra di loro e non avendo altre armi si gettavano addosso manciate di burro, che si andò a depositare in grandi quantità tra i rami di un albero di sambuco, perché era il periodo intorno al Primo Maggio, quando il burro è abbondante. Questo è il burro che avevate ricevuto in dono, perché l'albero di sambuco ha un potere sacro che è riuscito a preservarlo fino ad ora, e ve l'ha donato attraverso il ramo che avete utilizzato come manico dello strumento per girare il latte. Ma ora l'incantesimo è spezzato, perché avete portato alla luce il mistero, non avrete mai più burro dall'albero di sambuco".
I due fratelli tornarono a casa piuttosto tristi. Da quel giorno il burro tornò alle quantità normali, ma i due avevano accumulato talmente tanto denaro da essere soddisfatti. La loro fattoria era piena di provviste e le loro vite erano prospere, perché erano stati in grado di gestire onestamente tutta la faccenda, e la benedizione del Signore era su di loro.

Jane Wilde "Fiabe e Leggende d' Irlanda", 1887



Il burro è il grasso da cucina alla base dell'alimentazione di molti popoli.
Il latte e i suoi prodotti sono sempre stati parte fondamentale della dieta irlandese. 
Le mucche da latte avevano un significato speciale per gli irlandesi antichi: erano portatrici di nutrimento, ovvero di VITA e misura della ricchezza. Tant' è che la gran parte dei vitelli maschi, tranne quelli da riproduzione o per arare la terra, erano uccisi alla nascita, o comunque separati dalle mamme per garantire la disponibilità al consumo umano di quanto più latte possibile.
 
Nella letteratura irlandese antica i santi e i bambini di lignaggio nobile venivano battezzati nel latte. 
 
Parliamo di una società in cui non veniva ancora battuta moneta.
I beni e la reputazione di un Re o di un guerriero venivano misurati in base alle sue capacità e al suo coraggio nel rubare nei pascoli del suo nemico durante le razzie e la guerra. Il "creach" o razzia di bestiame era un fatto normale della vita quotidiana: rappresentava un'istituzione sociale, un atto di nobiltà che ci si aspettava dai re, dovere e privilegio di ogni guerriero.

Tutti gli uomini con uno scudo per difendersi e adeguati per una battaglia devono andare alla razzia (Táin Bó Cúalnge_La razzia di bestiame di Cooley).


Il burro irlandese si presentava, fino alla metà del secolo scorso, fortemente salato. Il sale incideva sulla conservazione di un prodotto tanto deperibile. Ma questo, ovviamente, non bastava.
Tra il III e il XIX secolo d.C. il burro è stato imballato in contenitori speciali e sepolto in torbiere. In assenza di conservanti artificiali o di refrigerazione, utilizzando le caratteristiche della torba  il burro fatto nella stagione estiva poteva essere conservato per la stagione invernale. Spesso, comunque, era rancido e veniva aromatizzato con aglio (il garlic bread non vi dice nulla??)


Uno degli aspetti più interessanti di tutta la storia è questo.
Intorno al 1720 vennero introdotte delle leggi in Irlanda per regolare il commercio del burro.
Alle città portuali venne richiesto di mantenere degli edifici in cui tutto il prodotto offerto per la vendita potesse essere pesato: le botti contenenti burro dovevano essere segnate o marchiate, in base al loro peso, sotto lo stretto controllo di funzionari pubblici.

A Cork i mercanti locali andarono addirittura oltre.
Nel 1769 istituirono il Mercato dl Burro, controllando quantità e tipologie di prodotto: con questa operazione introdussero un sistema unico di controllo di qualità che garantì al burro di Cork una buona reputazione a livello internazionale.
Era l'inizio del più grande mercato di burro del mondo. La capacità della popolazione locale consentì di imballare il prodotto in modo da poter farlo viaggiare in tutto il mondo e in tutti i climi. Tutte le botti venivano controllate prima della spedizione al produttore e venivano controllate nuovamente alla restituzione per verificare che l'imballaggio fosse adeguato. Gli ispettori controllavano le banchina del molo per verificare che non venissero spedite delle botti contraffatte. Per agevolare i viaggiatori dalle zone più lontane il Mercato del burro era aperto giorno e notte. Il mercato era suddiviso in quattro sezioni: A,B,C e D. Gli ispettori del mercato tiravano a sorte ogni mattina per decidere che sezione avrebbero controllato quel giorno. Ciò garantiva che nessun produttore o commerciante potesse sapere quale ispettore avrebbe controllato il loro burro.
In tal modo si evitava la corruzione.
Il Mercato del burro di Cork regolava anche il prezzo delle varie qualità di burro che passavano dal mercato. Gli acquirenti dovevano comprare diverse qualità di burro per garantire che anche le qualità più basse venissero vendute. Ogni mattina alle 11:00 il Comitato dei Mercanti dichiarava i prezzi per la giornata.

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo vennero introdotti nel processo di zangolatura dei macchinari mossi da animali o dall'acqua.

Alla fine del diciannovesimo secolo il cambiamento dei gusti, i mercati in declino e la nuova tecnologia danneggiarono gravemente l'importanza del Mercato del burro di Cork. I clienti stranieri, grazie alla refrigerazione, iniziarono a poter mangiare il burro fresco, la cosiddetta "butterine" olandese (una miscela di
margarina e burro), il burro mescolato e quello leggermente salato francese, che iniziarono a sostituire il burro molto salato irlandese nei mercati esteri.
Un imballaggio armonioso, più piccolo e dei pesi più esatti, un colore, una struttura e un sapore migliore vengono preferiti dai consumatori britannici. Il burro tradizionale di Cork nei 'firkin' di certo non poteva soddisfare tali caratteristiche, anche se gran parte del burro continentale dal 1870 in poi quasi sempre ci riuscì.
Il sistema del controllo di qualità rigoroso che rappresentò fin dall'inizio un punto di successo per il Mercato del burro di Cork divenne così un ostacolo al cambiamento. Nel 1884, quando il Comitato dei Mercanti venne sostituito da un Consiglio di Fiduciari, il mercato tradizionale del burro del Munster aveva già perso molto terreno rispetto ai mercati del burro fresco, che aumentavano sempre più nelle cittadine limitrofe.

I produttori che prima facevano il burro per venderlo ora erano invitati a portare il latte ai burrifici, dove venivano utilizzati dei nuovi processi di produzione del burro per soddisfare i gusti moderni.
Delle iniziative coraggiose da parte di persone come Horace Plunkett portarono alla creazione di burrifici organizzati in cooperative in tutto il Paese. Nel 1900 c'erano circa 190 burrifici di questo genere nell'intera Irlanda.
Il mercato di Cork chiuse le porte per l'ultima volta nel 1924.
E cosa hanno fatto a questo punto i nostri amici del Nord? Ebbene, sono passati al grado successivo.

Nei primi decenni del ventesimo secolo, si iniziarono a intravedere i segnali del futuro successo dell'industria casearia irlandese. La sua importanza nei confronti dello sviluppo economico dello Stato venne riconosciuta nella Legge sull' Istruzione universitaria del 1926: erano necessari dei professionisti esperti per garantire il suo futuro sviluppo e, per questo motivo, si considerò che un passo vitale in questo senso era la creazione di una struttura per la formazione di studiosi del settore caseario.
Venne perciò creata nello stesso anno una Facoltà di Scienze Casearie presso lo University College di Cork. In un Istituto apposito vennero costruiti laboratori, un burrificio sperimentale, una biblioteca e delle aule per le lezioni, per ospitare una nuova generazione di studiosi del settore caseario in Irlanda.
Il costo totale del progetto fu di 50.000 sterline. Vennero acquistate anche due aziende agricole.
Fin dall'inizio degli anni 30, i giovani uomini e donne che uscivano da questa Facoltà iniziarono a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo delle industrie casearie e di elaborazione alimentare dell'Irlanda. La Facoltà si è anche costruita una fama a livello internazionale per la sua ricerca.

A partire dal 1960 il prodotto caseario irlandese torna alla ribalta sul mercato europeo prima, mondiale poi.

Nel 1961 il governo irlandese crea l'Irish Dairy Board che, assieme all'agenzia pubblicitaria americana Benton & Bowles, crea la marca Kerrygold per il burro irlandese.

Con l'entrata nell'Unione Europea nel 1973, l'Irlanda, che aveva una grande produzione di latte ma una
popolazione relativamente piccola, poté esportare gran parte del suo burro a prezzi garantiti sovvenzionati dalla UE. Questo flusso di denaro consentì di modernizzare la società rurale dell'Irlanda.
A seguito di una pesante razionalizzazione avvenuta nel corso degli anni '80,  oggigiorno l'Irish Dairy Board commercializza il burro irlandese in tutto il mondo con il nome Kerrygold (che prende il nome della razza bovina autoctona irlandese Kerry sostituita, insieme all’altra razza tradizionale la Dexter, dalla recente Frisian).
(info tratte dal sito ufficiale del Cork Butter Museum _ http://www.corkbutter.museum/


Irish butter Petticoat Tails

(per uno shortbread di circa 22_24 cm di diametro)



12 cucchiai da zuppa colmi di farina 00 addizionata all'1% con bicarbonato,
ovvero 297 g di farina 00 + 3 g di bicarbonato di sodio

200 g di burro irlandese (81% di materia grassa)

4 cucchiai da zuppa colmi di zucchero a velo,
ovvero 100 g 


Preriscaldiamo il forno a 170°C in modalità statica ( o a 150°C in modalità ventilata).
Sabbiamo il burro  con la farina e lo zucchero a velo, lavorando rapidamente con la punta delle dita fino ad ottenere un composto granuloso.
Trasferire l'impasto su un foglio di carta forno e dargli una forma circolare, mantenendo uno spessore di circa 7-8 mm.
Pizzicare i bordi con la punta delle dita per creare la decorazione e suddividere il megabiscotto in otto spicchi con l'aiuto di un coltello a lama liscia. Praticare su ciancun spicchio dei fori con i rebbi di una forchetta e infornare su una placca o in una teglia per circa 30-35 minuti, o comunque finché i bordi saranno leggermente dorati ( deve rimanere molto chiaro!)
Sforniamo, ripassiamo con la lama del coltello lungo i tagli praticati precedentemente e lasciamo raffreddare completamente su una gratella prima di consumarlo.
Si conserva per almeno una settimana ben chiuso in una scatola di latta.



Note
  • Su questo blog c'è già un'altra ricetta di shortbread che funzionerà certamente meglio lavorando con prodotti italiani: infatti, non solo il burro irlandese è decisamente più saporito del nostro, ma anche la farina contiene percentuali più elevate di amido e una piccola parte di bicarbonato di sodio. Perciò regolatevi di conseguenza. 
  • Il burro irlandese è giallo. Questo dipende dall'alimentazione delle mucche, in questo caso più ricca di beta-carotene. Inoltre è morbido e uniforme al taglio, non si scheggia e non trasuda componenti acquose.


  • La storia dello shortbread non è proprio quella che ci si aspetterebbe. Ma se voleste leggerla, ecco, potrete trovarla proprio qui (!!!).

lunedì 4 aprile 2016

Torta alla Guinness!


Era una freddissima mattina di dicembre.
Per la prima volta da quando ero lì il sole sembrava aver deciso di sparire completamente e dei soliti cinque  cambiamenti climatici quotidiani pareva non potesse esservi possibilità (?!).
Ma avevamo deciso di prenderci un giorno libero per andare a Phoenix Park, io e lui. Un pò di titubanza dovuta alla pioggia ci aveva fatto perdere le prime ore della mattinata a guardar fuori dalla finestra. Infine ci eravamo avventurati.
Arrivare a piedi a Phoenix park era già di per sé una passeggiata non indifferente. Avremmo dovuto predisporre la solita colazione al sacco. Si era dato il caso, però, che quella mattina fossimo entrambi assaliti da un'indolenza tanto profonda che a far qualcosa che richiedesse un seppur minimo impegno no, non ci pensavamo affatto.
Fu così che incontrai per la prima volta la porter cake, in uno Spar nei pressi di Four Courts, assalita dai crampi allo stomaco.
Nel vederla rimasi colpita da qualcosa che non avrei potuto spiegare e, senza pensarci su più di tanto finì impacchettata nella mia borsa. Veniva da una piccola produzione semiartigianale nei dintorni della capitale. Aveva l'aspetto delle cose buone di casa. Non era soffice, perciò sarebbe stato facile spezzarla con le mani senza fare la fine di Pollicino lasciando una scia di briciole in terra invece che inviarle dritte allo stomaco.
Un'insolita coltre nebbiosa e umidiccia ricopriva le distese erbose di Phoenix Park. Di quel verde così intenso, dei colori tutti non c'era nulla. Eppure, a guardar bene, resisteva al grigio la folta schiera dei giardinieri del parco, impegnati a riposizionare un gruppo di piante e a far buche per le nuove arrivate che avremmo ammirato nella tarda primavera del Maggio dublinese.
Aveva ricominciato a piovere, ma loro sembravano non accorgersene affatto. Continuare a camminare sotto la pioggia e controvento ci restituiva tuttavia un senso di libertà troppo spesso sedato e messo a tacere dalla fretta e dalle incombenze di tutti i giorni.
Fu così che finimmo in una radura nascosta vicino alla Tea House, sotto un'orchestra che aveva tutta l'aria di essere appena uscita da una vecchia pellicola cinematografica.
Tante volte vi eravamo passati accanto senza mai notarla, immersa com'era tra alberi secolari altissimi.
Ci sedemmo sul bordo rialzato della struttura, al riparo da un'imperturbabile pioggerellina. E, tra una chiacchiera e una risata avevamo già scartato il dolce e portatone un pezzetto alla bocca. Era molto più che buono...era straordinariamente buono! Era come un mix di sapori ancestrali, era un tutto che riusciva ad appartenere in eguale modo ad entrambi.
Fu proprio in quel momento, prima che potessimo comunicare l'un l'altro il nostro percepire quel cibo, che arrivò un pettirosso a condividere con lo spuntino. Così ci sembrò di poter racchiudere il significato della vita in quel solo, piccolo attimo di pura meraviglia.

mercoledì 20 maggio 2015

Ringo brownies


Queste è una di quelle preparazioni facilissime che mette d'accordo tutti, grandi e piccini, golosi e refrattari, amanti del cioccolato e non...
Fatti in un attimo e spariti altrettanto velocemente, la ricetta è tratta dagli Oreo Brownies di Lorraine Pascale.
E nei prossimi giorni vi racconterò di questa settimana passata a Dublino ;)

martedì 17 marzo 2015

Irish salted butter vanilla fudge


E concludiamo questa rubrica dedicata al St. Patrick Day con la ricetta del fudge, quella che oramai uso da anni e che non ho intenzione di mutuare con altre...almeno fin quando non riuscirò a sgraffignarla a qualcuno tipo lui, cioè MAI. 
Non per questo alla vaniglia, comunque.

Nel tempo ne ho sperimentati tanti, di fudge, con gusti e ingredienti diversi, con consistenze diverse.
Ma in cima alla classifica personale rimane la mia variazione della ricetta di oggi al gusto toffee, ovvero raddoppiando la dose di brown sugar che troverete di seguito.

Ovviamente il brown sugar può essere totalmente rimpiazzato da normale zucchero semolato bianco (come nella ricetta originale di Tuki) o sostituito con dello zucchero grezzo di canna o con del vergeoise brune: in ogni caso, assumerà sapore e profumo diversi.

Buon San Patrizio e che la fortuna irlandese sia con voi ;)


lunedì 16 marzo 2015

Irish chocolate potato cake

Ovvero torta di patate al cioccolato, farcita con crema di mascarpone e butterscotch e ricoperta da una golosa glassa al cioccolato fondente.

Gli irlandesi mettono le patate dappertutto. Addirittura le mangiano nello stesso pasto cucinate in due modi diversi, ad esempio arrostite e a puré. No, non sono pazzi. Ricordiamoci che il primo piatto a base di carboidrati (vedi pasta, riso e simili) è un'abitudine tutta italiana. Con questo non voglio dire che altrove la pasta non si mangi. Affatto. Voglio dire che per gli altri non rappresenta la base alimentare. Altrove al posto della nostra pastasciutta mangiano la zuppa (ovvero una vellutata di verdure). Perciò possono anche permettersi di inserire così tanti carboidrati tutti insieme in un solo pasto.

La ricetta di oggi è un dolce vero e proprio, una golosa torta che prende spunto dalla tradizionale torta al cioccolato irlandese con le patate nell'impasto. 
Le patate rendono l'impasto sorprendemente corposo e scioglievole, con una consistenza simile a quella della
Caprese, ma con un sapore molto più delicato.
L'idea della composizione e gran parte della ricetta l'ho presa da qui.
Sembra complicata da realizzare, ma non lo è. In realtà non richiede nemmeno molto tempo...solo un pò di organizzazione. Consiglio di preparare la salsa butterscotch e cuocere la torta il giorno prima di assemblare il tutto: le operazioni di farcitura e glassatura saranno semplici e velocissime ;)

Continuano le ricette a tema irish...St. Patrick is coming!!!



venerdì 13 marzo 2015

Irish tea scones



Certo che lo so. Gli scones non sono irlandesi. E neanche inglesi, a dirla tutta. SONO SCOZZESI. 

Ma per chi non lo sapesse, gli scozzesi e gli irlandesi discendono dello stesso ceppo celtico, entrambi conservano la ligua celtica e, ciliegina sulla torta, anche San Patrizio era scozzese (si, si, so anche questo, di Carlisle, una cittadina dell'Inghilterra a 15 km dal confine con la Scozia... ma allora, faccio un esempio: come glielo spiego a un tirolese che invece che in tedesco dovrebbe parlare in italiano e considerarsi tale a tutti gli effetti??? Certo, non ci provo nemmeno.)

I luoghi di confine hanno un fascino tutto particolare, quasi una magia, con il miscuglio di tradizioni che raccolgono e accolgono. E un po' come per i posti di mare. Succede anche qui da noi, al Sud. 

Dove c'è scambio di idee c'è ricchezza di usi.

Di scones ne esistono infinite versioni in tutti i paesi anglofoni. 
Quella che vi propongo oggi è un compromesso tra la tradizione irlandese/scozzese e l'immagine contemporanea che abbiamo di questi panini.

Quindi senza uova, ma con il lievito. Tondi, non a spicchio. E cotti in forno alla faccia della più tradizionale griglia/piastra da fuoco.

Ne ho fatto doppia dose, una con l'uvetta e una senza.

Un puntino dolci, ottimi appena sfornati con burro e marmellata. 

Ma vi avverto: mangiateli subito,o al limite in giornata riscaldandoli appena in forno o al microonde, perché dopo qualche ora perdono tutta la loro fragranza diventando duri e sbriciolosi. Come tutti gli scones.

 Irish tea scones
(per 6 panini da 7cm di diametro o 9 da 5cm)

250 g di farina 00
50 g di burro freddo di frigo
150 ml di latte
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 pizzico di sale
2 cucchiaini di lievito per dolci (circa 8 g) 
100 g di uvetta, lamponi ogocce di cioccolato(facoltativo)

un uovo leggermente sbattuto per spennellare
zucchero semolato q.b. per cospargere 
farina 00 q.b. per la spianatoia

Preriscaldiamo il forno a 200°C.
Rivestiamo una placca da biscotti con carta forno e teniamo da parte.

In una ciotola setacciamo farina e lievito. Non saltate questo passaggio perché per la buona riuscita degli scones è indispensabile incorporare nell'impasto più aria possibile



Tagliano a tocchetti il burro freddissimo, mettiamolo nella ciotola con le polveri e strofiniamo il composto tra le mani come per fare una frolla, ottenendo delle briciole.





Uniamo il cucchiaio di zucchero, il pizzico di sale e facciamo un buco al centro. Se decidiamo si usare uvetta, cioccolato o lamponi questo è il momento di inserirli nell'impasto ;).


Iniziamo a versare il latte poco per volta, lavorando con le mani o con un cucchiaio di legno. Otterremo un impasto piuttosto denso e appiccicoso.


Cospargiamo di farina un piano da lavoro e rovesciamoci l'impasto. Stendiamolo delicatamente con le mani ad un'altezza di circa 2cm, ripieghiamolo a due su se stesso e stendiamo senza far pressione con un mattarello all'altezza di 2,5-3 cm.


Con un coppapasta, una formina per biscotti o con un bicchiere dai bordi infarinati ritagliamo i nostri panini e poniamoli sulla placca precedentemente preparata.
Non reimpastiamo le rimanenze più di una volta o otterremo degli scones più simili a pietre che a panini.





Spennelliamo ciascuno scone con l'uovo sbattuto e cospargiamo a piacere con lo zucchero semolato.



Inforniamo subito per circa 15 minuti, finché saranno leggermente dorati e battendoli sul fondo non emetteranno un suono vuoto.
Facciamoli intiepidire qualche minuto su una gratella e serviamo accompagnati da burro e marmellata. 



Nota: Per aprire lo scone bastano le dita, non c'è bisogno del coltello! :)



giovedì 12 marzo 2015

Fish&Chips

 
Se avete in programma un viaggio a Dublino non mancate di andare a Howth. E' un paesino sul mare, all'estremo nord della Dublin Bay. In realtà è un porto, famoso per la pesca dei gamberi e degli scampi.
Io ci sono stata l'ultima volta in autunno, in una spettacolare giornata di sole e vento, una di quelle per cui l'isola verde è famosa, in cui le nuvole bianchissime e paffute corrono sullo sfondo di un cielo azzurro intenso. Uno spettacolo da godersi passeggiando sul porto tra i percherecci appena rientrati, i mercatini e i bambini che corrono liberi sull'erba.
Ci sono tante piccole perscherie, ad Howth, dove potrete trovare del salmone fresco di un colore incredibilmente rosso, dell'affumicato artigianale e tanti, tantissimi gamberi d'oceano. Tutto per prezzi stracciati rispetto ai nostri, e appena pescato.
Questo villaggio è famoso tra i dublinesi per il fish&chips all'irlandese, quello condito con salt and malt vinegar (sale e aceto di malto). Il più buono dell'intera isola, a detta loro.
Io sono stata qui.


Ho assaggiato dell'hammock e i gamberi. BUONISSIMO: nessuna traccia dell'olio di frittura, digeribilissimo, con una pastella divinamente croccante e leggera.

Beh, se potete andateci.
Altrimenti qui c'è la mia versione, a cui sono arrivata con vari aiuti reali, virtuali e della mia piccola personale esperienza. 
In particolare, per le french fries (chips o semplicemente patatine!) ringrazio il mio amico pugliese Donato che lavora come cuoco a Dublino e mi ha spiegato come prepararle alla perfezione; infatti, preparate nello stesso identico modo potrete trovarle qui, da dove ho anche adattato la pastella perfetta per il pesce ;).

E con questa ricetta apro ufficialmente i festeggiamenti per San Patrizio!


martedì 24 febbraio 2015

Scotch eggs_Uova scozzesi...con qualche modifica ;)


Viaggio in Irlanda, seconda puntata.
Ecco un piatto semplice, molto diffuso in Irlanda, che nonostante il nome è di origine inglese.
Infatti le Scotch eggs furono inventate a Londra nel XVIII secolo come spuntino da viaggio per i nobili proprietari terrieri quando dalla capitale inglese facevano ritorno verso le proprie tenute sparse in tutto il Paese.
Inutile dire che è impossibile riprodurle esattamente con ingredienti italiani. Il problema maggiore è l'involucro di carne che nella ricetta originale è costituito da salsiccia di maiale sbriciolata. Ora, chi ha assaggiato le salsicce di fattura inglese o irlandese sa perfettamente che sono completamente diverse da qualunque tipo si produca qui da noi. Perciò mi sono tenuta lontana dal tentare di usarla e ho preferito sostituirla con pari peso in carne macinata.
La seconda variante che ho fatto è stata imposta dalle mie necessità alimentari dovute ad allergie, perciò ho sostituito la mollica di pane sbriciolata (bread crumbs) con il comune pangrattato.
Sono davvero ottime e semplicissime da realizzare. Occorrono pochi ingredienti, pure economici, che di certo non guasta. Non servono strumenti particolari, nè molto tempo. E si possono preparare in anticipo, friggendole solo al momento dovuto.
Faranno sicuramente un figurone anche per le scampagnate primaverili, per le festività pasquali, come appetizer sul tavolo di un buffet. 
O più semplicemente come comfort meal dopo una giornata impegnativa ;)